INTERVISTA VIA E-MAIL AD ANDREA CARLO CAPPI E EDWARD COFFRINI DELL’ORTO, SABATO 17 FEBBRAIO 2007 (a cura di Luca Balduzzi)
Quanto la storia e le avventure (anche con le donne) di James Bond sono state realmente ispirate dalla vita del suo autore Ian Fleming?
Moltissimo, nel bene e nel male. Fleming lavorò per il NID, il servizio segreto della Royal Navy, durante la Seconda guerra mondiale: il suo compito era organizzare brillanti e fantasiose operazioni segrete a cui solitamente gli era proibito partecipare di persona: sapeva troppo e se fosse stato catturato e torturato esisteva il rischio che potesse rivelare segreti troppo importanti. Ma le poche avventure a cui partecipò di persona, in particolare una sfida al tavolo da gioco contro una spia nazista al casinò di L'Estoril in Portogallo, gli furono di ispirazione per il suo primo romanzo, Casinò royale... e da lì tutto ebbe inizio. Sul versante donne, da giovane Fleming fu una specie di playboy, anche per rifiuto alle convenzioni sociali e familiari... e sua madre, soprattutto, che lo avrebbe voluto bravo ragazzo ben inserito nella società, con moglie e figli. Ma una delle sue love story più importanti si concluse tragicamente, quando dovette riconoscere il cadavere della bella Muriel Wright, rimasta uccisa durante un bombardamento di Londra. Per un uomo che aveva sofferto nell'infanzia la morte del padre al fronte nella Prima guerra mondiale e che nella Seconda perse anche un fratello, l'episodio sancì una seria difficoltà a mantenere legami stabili. Nella vita, Fleming non rimase fedele nemmeno alla moglie, che già era stata sua amante nel corso di ben due dei propri illustri matrimoni. Nei romanzi, attribuì a James Bond gli stessi problemi sentimentali, facendogli perdere in modo drammatico due delle donne a cui era più legato. Non c'è da stupirsi se Bond è sempre propenso a vivere molte avventure sessuali di breve durata ma a evitare relazioni durature
L’origine del nome James Bond e della sigla 007 potrebbero però essere quanto di meno avventuroso e misterioso ci si potrebbe immaginare…
“James Bond” era il nome di un celebre ornitologo esperto di uccelli dei Caraibi di cui Fleming conosceva e apprezzava un celebre libro, Birds of the West Indies: lo scirttore lo considerava un nome “forte e maschio.”. Il Doppio Zero era la sigla dei messaggi top secret che arrivavano all'Ammiragliato quando Fleming era in servizio al NID. Ma c'è anche una suggestiva versione storico-esoterica: pare infatti che 007, quattro secoli prima, fosse già il numero di codice di John Dee, alchimista e agente segreto di Sua Maestà la regina Elisabetta I...
La serie letteraria “ufficiale” di James Bond termina con la raccolta di racconti Octopussy pubblicata postuma nel 1966, ma la casa editrice Gildrose/Ian Fleming Publications ha cominciato subito e continua ancora oggi a commissionare e pubblicare nuovi romanzi e racconti...
Non è esattamente una casa editrice, ma una società fondata da Fleming per la gestione dei preziosi diritti letterari del suo personaggio. Nel tempo, vari scrittori sono stati incaricati di arricchire il mito: Kingsley Amis (sotto lo pseudonimo di Robert Markham) e John Pearson, che conoscevano Fleming di persona, scrissero un libro ciascuno; poi John Gardner, che pubblicò una sua serie personale (e alquanto discontinua) sull'agente 007. L'ultimo autore a proseguire il ciclo, il più fedele a Fleming, è stato Raymond Benson (i cui romanzi sono ora editi in Italia da Alacrán Edizioni), che proprio con i suoi libri ha permesso anche al cinema di capire che era il momento di riscoprire il “vero” 007. Attualmente Charlie Higson sta scrivendo un ciclo di romanzi sulle avventure di James Bond da ragazzino, molto prima di diventare una spia
Ci sono posti “strani” o impensati in cui possiamo incontrare James Bond al di fuori della letteratura e del cinema?
Innanzitutto i fumetti, che prima ancora del cinema, per mano del grande disegnatore da poco scomparso John McLusky, definirono l'aspetto di 007 cui Sean Connery avrebbe sorprendentemente aderito a partire da Licenza di uccidere. Oggi i videogame, che hanno segnato il ritorno di Connery nella parte di James Bond come volto e doppiatore del celebre agente segreto nel gioco Dalla Russia con amore della Electronic Arts. Ma le apparizioni più sorprendenti sono quelle della pubblicità, in cui molti 007 non riconosciuti nel corso degli anni hanno reclamizzato di tutto, dai dopobarba alle supercolle!
E’ curioso scoprire come l’interpretazione che il disegnatore John McLusky diede di James Bond nelle prime strisce di Casinò royale nel luglio del 1958 corrispondesse con quattro anni di anticipo al volto di Sean Connery, il primo interprete cinematografico del personaggio…
In effetti è stata una sorpresa per tutti, McLusky in testa. Forse anche per questa ragione Connery, seppur grezzo e inizialmente osteggiato anche da Fleming, ebbe la parte. Poi Connery divenne 007 grazie al quel “bond vivent” di Terence Young che, tra le varie cose, dopo avere portato il giovane attore scozzese dal suo sarto, lo obbligò a dormire vestito per adattarsi meglio ai vestiti
Come mai Casinò royale, il primo romanzo pubblicato da Ian Fleming nel 1953, è stato l’ultimo della serie letteraria “ufficiale” ad essere trasposto al cinema all’interno della serie cinematografica “ufficiale” prodotta dalla famiglia Broccoli?
Perché Fleming vendette da solo i diritti per farne un film prima che incontrasse Saltzman e Broccoli. Questo infatti è il secondo remake di Casino Royale: il primo fu un film in bianco e nero trasmesso dalla tv americana CBS nel 1954 con Barry Nelson (007, anzi Jimmy Bond, un americano) e Peter Lorre (Le Chiffre), il secondo è la celebre parodia con Peter Sellers, Ursula Andress, David Niven, Orson Wells, Woody Allen…
Qual è la peculiarità del personaggio per cui, sebbene al cinema si siano avvicendati sei attori e nove registi per interpretarlo e sceneggiarlo/dirigerlo, la sua percezione da parte del pubblico non è cambiata, e rimane uno dei personaggi più amati a quasi cinquant’anni dalla sua nascita?
È l’uomo che tutti gli uomini vorrebbero essere e che tutte le donne vorrebbero avere nel letto. Unisci licenza di uccidere, di avere donne bellissime, di viaggiare con auto da sogno in hotel e luoghi da favola, e soprattutto fare -malgrado la veneranda età 86 anni compiuti- qualsiasi cosa meglio di chiunque alto… da cui la canzone de La spia che mi amava, Nobody does it better
Una curiosità da fan sfegatato di David Suchet: è vero che la produzione aveva pensato a lui per interpretare il ruolo di Le Chiffre in Agente 007-Casinò royale, ma alla fine la parte è stata assegnata Mads Mikkelse?
La produzione è da sempre maestra nel creare rumors attorno al personaggio 007: parlatene bene, parlatene male, purché se ne parli. Guardate cosa è riuscita a fare Cristiana Caimmi, direttore marketing della Sony Cinema: da due mesi a questa parte in edicola non passa settimana in cui lui (Daniel Craig), lei (Eva Green) o l’altra (la splendida Caterina Murino) non siano in copertina sui principali settimanali