INTERVISTA A GRAZIANO ZONI, PRESIDENTE DI EMMAUS ITALIA, VENERDI' 5 AGOSTO 2005 (a cura di Luca Balduzzi)
Ci presenti innanzitutto l’autore del libro…
Solo qualche breve cenno. (le note biografiche prendono 7 pagine del libro…)
Joseph KI-ZERBO, è il più grande storico africano vivente. Nasce il 21 giugno 1922 nel villaggio di Toma, in Alto Volta, oggi Burkina Faso. Suo padre è stato il primo cristiano dell’Alto Volta. (da alcuni anni è avviato il processo di beatificazione). Cresce in un ambiente rurale e contadino all’interno di una grande famiglia africana. Lui stesso dice che “la parte essenziale della mia relazione con la matrice africana proviene da quel periodo”.
Compie i suoi studi in varie scuole africane, e supera brillantemente l’esame di maturità a Bamako, capitale del Mali. Gli ottimi voti gli valgono una borsa di studio a Parigi, alla Sorbona, dove inizia subito a studiare storia. E qui il giovane Joseph si fa notare per la sua brillante intelligenza. Ma anche per il suo impegno civico e politico. Dà vita a diverse associazioni di studenti che uniscono l’impegno anticolonialista alla loro motivazione di impegno religioso. A Parigi, Joseph conosce i grandi africani di allora, ma anche di oggi. A Bamako, incontra anche Jacqueline Coulibaly, che diventerà sua moglie, da cui avrà cinque figli (tre maschi e due femmine).
Negli anni 60 inizia il periodo delle indipendenze africane. Joseph e Jaqueline cercano di dare il proprio contributo, anche fuori dal proprio paese. Sua moglie ricordando quei tempi dice: “O ci si fermava a chiacchiere da bar sull’indipendenza, o bisognava farsi carico dei problemi dell’indipendenza”. Nel 1972 viene pubblicata la sua celebre Histoire de l’Afrique noire, des origines à nos jours, in otto volumi, ancora oggi punto di riferimento sulla storia africana. Tra il 1972 ed il 1978 Ki-Zerbo è membro dell’esecutivo dell’Unesco. Accanto alla ricerca scientifica ed all’insegnamento, Joseph persegue anche l’impegno politico. Nel 1957 crea e per anni rimane segretario generale del partito MLN (Movimento per la liberazione Nazionale).
Nel 1983 un gruppo di giovani ufficiali, prende il potere in Alto Volta. Thomas Sankara assume il potere, comincia l’era della rivoluzione. Il paese cambia nome in Burkina Faso, il paese degli uomini integri. Ki-Zerbo ha problemi col nuovo governo, è costretto a scappare in motorino in Mali e poi in Senegal, dove insegna per alcuni anni a Dakar. La sua casa viene rovistata, la sua biblioteca, il bene più prezioso di Joseph, viene quasi interamente bruciata. Nel 1992, Joseph e la moglie ritornano in Burkina Faso. Ki-Zerbo riprende la sua attività di storico, di scrittore e di politico. In politica è sempre in minoranza. All’opposizione: 6 seggi sui 111 disponibili all’Assemblea Nazionale.
Sua moglie lo giudica così: “Credo sia un vero intellettuale. Joseph non si lascia colpire dagli attacchi, dalle critiche e dalle analisi a breve termine….Tutte le sue analisi lo hanno portato ad essere contro ciò che osservava. E’ per l’appunto il prolungamento dell’intellettuale che si impegna in politica per cambiare l’ordine delle cose”. E Halidou Ouédraogo, presidente del collettivo contro l’impunità dei crimini politici ed economici, afferma che è grazie appunto alla lotta contro l’impunità che la gioventù burkinabè ha scoperto la grandezza e l’importanza di Joseph Ki-Zerbo. “Il Burkina Faso ha in lui un uomo, un monumento, una personalità, una ricchezza che non sfrutta a sufficienza. Quando si incontra il professore, si ha l’impressione che sarà eterno”.
A quando risalgono le conversazioni con René Holenstein riportate nel libro?
Nel libro non ci sono cenni sull’epoca delle conversazioni. Comunque, il libro è uscito nell’edizione francese nel 2003, quindi, penso che le conversazioni siano avvenute qualche mese prima. L’edizione italiana è del marzo 2004, a cura della Editrice Missionaria Italiana di Bologna.
Dai temi trattati nelle conversazioni emerge che l’autore cerca di mettere il suo lavoro di storico a servizio della vita concreta delle persone e delle esigenze/preoccupazioni/problemi attuali dell’Africa…
Sarebbe assurdo il contrario. Già dall’inizio, rispondendo a “quali grandi questioni” si pongono oggi all’Africa, il professore pone il problema dello Stato e di quale tipo di Stato. “La mia idea è che l’Africa deve essere costituita attraverso l’integrazione. E’ attraverso il suo “essere” che l’Africa potrà veramente accedere all’avere. Ad un avere autentico, non ad un avere dell’elemosina, della mendicità. SI tratta del problema dell’identità e del suo ruolo da svolgere nel mondo. Senza identità siamo oggetto della storia, uno strumento utilizzato dagli altri, un utensile.”
E, dopo aver ricordato che l’Africa è la culla dell’umanità, (tutti gli studiosi del mondo lo riconoscono, ma molti lo dimenticano: l’essere umano è apparso in Africa!), sottolinea come la prima grande civiltà dell’antichità è apparsa in Egitto, e conclude con una stoccata al leader della destra francese Le Pen, che noi potremmo girare tranquillamente ai “ministri-ragazzini della Lega”, invitandoli ad imparare la vera storia del mondo: i loro antenati sono stati i primi immigrati venuti dall’Africa!
Ki-Zerbo ha delle bellissime pagine sul grande passato dell’Africa nella storia del mondo, e spiega in parte la situazione attuale di “comparsa” cui l’Africa è relegata, anche con tutte le rapine di cui è stata vittima: il lungo periodo della schiavitù in cui alcune decine di milioni di africani sono stati venduti e portati oltre oceano “un arresto della storia africana”, alla colonizzazione che ha distrutto tutta la società africana, oltre che le sue immense ricchezze, al sogno dell’indipendenza che ha purtroppo continuato lo sfruttamento totale dell’Africa, complici i suoi nuovi leader… Il ruolo dell’Africa era ed è quello di fornire “materie prime”. Alla ripartizione assurda ed ingiusta dell’Africa nel 1983, senza tenere il minimo conto delle realtà sociali e culturali delle popolazioni.
Molto critico e duro, il professore quando parla della globalizzazione e del sistema deleterio del neo-capitalismo liberale. “Siamo stati alienati, destrutturati e non contiamo più come esseri collettivi.”
E forse ancora più severo è nei confronti del “debito estero” africano e del suo sistema di gestione. Inutile annullare il debito dei paesi africani, se non si cambia il sistema.
E così nei confronti dei PAS, Programmi di Aggiustamento Strutturale che il Fondo monetario internazionale e la Banca Mondiale impongono ai paesi nell’intento di “sanare” la loro economia.
Ki-Zerbo, riconosce amaramente, come il suo paese, il Burkina Faso, che pure applica puntualmente le imposizioni che gli vengono impartite dal PAS, è oggi uno dei paesi più impoveriti del mondo. I PAS servono quindi, volutamente, a peggiorare la situazione dei diversi paesi africani per poter meglio continuare le varie rapine. Lo stesso sistema usato durante la tratta dei neri, sostiene Ki-Zerbo…
Parlando del commercio internazionale, il professore non manca, naturalmente, di far emergere il crimine del sistema in atto: da una parte si invitano, quasi si obbligano i contadini del Burkina Faso, del Mali, del Benin ed altri a coltivare cotone per guadagnare dollari. Gli africani ci mettono il lavoro, la loro fatica, le loro terre distolte da altre produzioni locali, poi alla fine viene loro negato il diritto di fissarne il prezzo. E così, anche per effetto delle sovvenzioni americane ed europee ai loro produttori, il prezzo mondiale del cotone risulta talmente basso che i contadini africani, cui è impedito di avere sovvenzioni, non ci guadagnano nulla. E si trovano senza soldi, senza alimenti che devono acquistare all’estero, a prezzi più alti. E così ci rimettono due volte!
Nelle 169 pagine del libro ci sono numerosi proverbi africani che Ki-Zerbo cita e spiega, applicandoli al tema di cui sta parlando. A me piace molto quello relativo al denaro: “Il denaro è bene, ma l’Uomo è migliore, perché quando lo chiami, risponde.”
Attraverso queste conversazioni credo che emerga, più o meno esplicitamente, anche un “modello di comportamento” che le classi politiche dell’Africa stessa e la società cosiddetta occidentale dovrebbero mantenere nei confronti dei temi trattati… (parlo anche in riferimento all’articolo Caro Geldof, non basta essere buoni a tempo di pop da lei scritto per Avvenire)
Evidentemente. Ad ogni problema attuale o fatto storico raccontato, l’aspetto della responsabilità personale e/o collettiva, politica ed istituzionale, etica e commerciale è sempre messo in evidenza.
Nel libro c’è materia di riflessione e di “pentimento” (ma col proposito di non commetterli più, certi crimini!) per tutti. Dai capi di stato africani ed occidentali, alle organizzazioni ed associazioni della società civile dell’uno e dell’altro continente, agli intellettuali ed ai politici di ogni livello.
Un altro proverbio africano, citato nel libro, che trovo molto significativo è: “Non si può pettinare qualcuno in sua assenza”. Ecco ci trovo in questa saggezza africana un invito alla partecipazione. Del resto la testimonianza della vita del professore è chiaro. Nella breve presentazione iniziale è stato già messo in evidenza. Ancora oggi, nonostante la sua età, di fronte all’ingiustizia non riesce a restare indifferente: deve agire, deve denunciare, deve mettersi “dalla parte di Abele”.
Inutile lamentarsi, inutile criticare, inutile anche denunciare… Bisogna mettersi dentro i problemi del mondo, e cercare di trovare una soluzione umana, visto che quelle attuali conducono tutti alla rovina planetaria.
Nel libro “A quando l’Africa?” non si parla di “aiutare di più l’Africa”, di “stanziare maggiori fondi per i cosiddetti progetti di cooperazione”…
E questo dovrebbe essere la prima lezione che tutti dovremmo accettare e praticare.
L’Africa non è in questa situazione perché è povera. L’Africa è stata ridotta così da fatti storici ben precisi che gridano vendetta, e richiedono almeno una riparazione. Non va comunque dimenticato il ruolo di complici di alcune élite locali, come spiega bene Ki-Zerbo.
L’Africa è stata, ed è tuttora!, derubata delle sue immense ricchezze, non solo materiali.
Riaggiustiamo le istituzioni che impongono i piani di aggiustamento strutturale ai paesi africani e non solo!, e con una globale iniezione di GIUSTIZIA e di AMORE il mondo sarà diverso, quindi migliore.
Bisogna che l’Africa cerchi il suo centro, il centro di se stessa, per un progetto d’insieme. “Chi siamo? Dove vogliamo andare? Da quando siamo indipendenti non abbiamo risposto a queste domande. Cosa abbiamo fatto? Cosa abbiamo realizzato? Da dove veniamo?”
E in proposito, Ki-Zerbo lancia, alla fine, un progetto per un “Uomo nuovo” chiamando reti e gruppi a realizzarlo. Una Persona nuova aperta all’alterità, che sulla base di un minimo economico e sociale, sia aperta alle relazioni, ai legami umani, a un’etica universale ed ai valori. Valori morali, psicologici, ideologici e religiosi, ma non solo. Questo “PROGETTO UMANO” non mira semplicemente a massimizzare il consumo materiale. Si costruirà sulla base dei valori della solidarietà, della convivialità, dell’alterità, della compassione, del controllo di sé, della pietà e dell’equilibrio. Un progetto che realizzi un’economia di condivisione basata sull’umanesimo.
Ha avuto la possibilità di conoscere personalmente l’autore? Che cosa l’ha colpita di più?
Sì. Tra le tante “grazie” che il Signore ha voluto darmi nella vita, c’è anche l’amicizia fraterna con questo grande Africano. Scrivo queste righe a Ouagadougou, la capitale del Burkina Faso. Ho appena incontrato Ki-Zerbo, anche per organizzare nel prossimo novembre, qui in Burkina Faso, un corso di formazione all’Africa con un gruppo di italiani. Il corso sarà animato dal professore. La sua salute non è al massimo. La sua voce è molto debole. Ma è sempre una soddisfazione culturale e soprattutto umana scambiare qualche idea con lui, ascoltarlo nelle sue analisi della storia di oggi, certo severe e radicali, ma senza comunque perdere la speranza. La sua forte fede di cristiano convinto, continua ad aiutarlo come sempre.
Con una certa giusta fierezza, poco fa mi ha detto che la settimana scorsa un gruppo di 20 giovani austriaci è venuto a passare un’oretta con lui, per parlare dei problemi del mondo.
In lui colpiscono particolarmente, la sua intelligenza, la sua semplicità e la sua disponibilità con tutti.