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Antonio Bica
Vangelo di Giuda
Casa editrice Fermento




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E' uno degli uomini più disprezzati della storia. Ma se invece avesse solo obbedito al desiderio del suo Maestro, quando tradì Gesù con un bacio? Questo è quel che dice un antico testo cristiano appena rivelato. Dopo essere stato perduto per circa 1700 anni, il Vangelo di Giuda è stato recentemente restaurato, autenticato e tradotto. Si ritiene che il testo -composto in lingua copta- sia una traduzione dell'originale testo greco scritto da una delle prime sette cristiane, in un momento imprecisato anteriore al 180 d.C. Antonio Bica in questo libro analizza e spiega in modo semplice e immediato il Vangelo ritrovato. I Vangeli del Nuovo Testamento della Bibbia -Matteo, Marco, Luca e Giovanni- ritraggono Giuda Iscariota, uno dei dodici Apostoli di Gesù, come un traditore. Il Vangelo di Giuda, invece, spiega che lui non fece che acconsentire ad una precisa richiesta di Gesù. Il testo, inoltre, offre una visione differente della relazione tra Gesù e Giuda, e illustra le diversità di opinioni all'interno della prima chiesa Cristiana. Il Vangelo di Giuda comincia con l'annuncio che si tratta del racconto segreto della rivelazione che Gesù offrì nel corso di una conversazione con Giuda Iscariota, tre giorni prima che celebrasse la Pasqua ebraica. Prosegue descrivendo Giuda come uno dei più cari amici di Gesù, qualcuno che capiva il vero messaggio del Cristo e occupava un ruolo particolare tra i discepoli e nel disegno di salvezza. Nel passaggio chiave, Gesù dice a Giuda: "tu supererai tutti loro. Perché tu sacrificherai l'uomo che mi veste." I cristiani Gnostici credevano che la salvezza passasse per una segreta conoscenza trasmessa da Gesù ai suoi discepoli. Questa conoscenza, ritengono, rivelava come ci si potesse liberare dalle prigioni del corpo materiale e tornare al reame spirituale da cui proveniamo. Le sette gnostiche guardavano ai loro vangeli come guide per le loro convinzioni e pratiche. Contraddicendo talvolta i Vangeli di Matteo, Marco, Luca e Giovanni, questi testi furono successivamente denunciati dai capi della cristianità ortodossa e fu rifiutato il loro inserimento nella Bibbia. Gli studiosi ritengono che i seguaci di questi testi ne nascosero delle copie per la preservazione

Antonio Bica è nato a Trapani nel 1957, si è laureato in medicina e chirurgia all’Università di Padova nel 1982 ed esercita la professione a Trapani. Coniuga la passione per i viaggi (ha visitato molti paesi in tutto il mondo ma soprattutto in Medio Oriente) all’interesse per lo studio della cultura dei popoli arabi. In modo particolare studia le radici storiche delle tre religioni monoteiste (islam, ebraismo, cristianesimo) ed ha svolto conferenze che hanno per tema l’approfondimento storico della figura di Gesù di Nazareth, dal quadro politico della Palestina di 2000 anni fa, alle problematiche legate all’arresto, alla vicenda processuale (il processo ebraico e quello romano), agli aspetti medico-legali della morte. Ha scambiato esperienze culturali dirette incontrando imam, rabbini ed autorità religiose in Siria, Libano, Emirati Arabi, Turchia, Marocco, Socotra, Yemen, India, Nepal, Sri Lanka e all’Università Americana di Beirut. Ha realizzato interessanti reportage fotografici sull’Eufrate, Quneitra (alture del Golan), deserto di Palmyra etc





INTERVISTA VIA E-MAIL AD ANTONIO BICA, LUNEDI' 6 NOVEMBRE 2006 (a cura di Luca Balduzzi)



Come è arrivato a noi il Vangelo di Giuda e come è stato rinvenuto? Prima della scoperta avevamo a disposizione fonti letterarie (come ad esempio i Vangeli Apocrifi) o di altro genere che ne testimoniavano l’esistenza?

Il Vangelo di Giuda ci è pervenuto come una parte di un codice ricopiato su papiro e avvolto con legacci di cuoio. Emerge dalle sabbie d’Egitto dopo un silenzio durato più di 1600 anni. La scoperta avviene casualmente, verso la fine degli anni settanta, ad opera di uno scavatore di tombe in una località del Medio Egitto, sulla sponda destra del Nilo, una quindicina di chilometri a nord di El Minya. Si è creduto che il testo fosse andato perduto per sempre, anche se prima della sua scoperta se ne ipotizzava l’esistenza, testimoniata da Ireneo, vescovo di Lione, nel suo trattato dal titolo “Contro le eresie”, composto attorno al 180 d. C. Ireneo è un cacciatore di eresie, uno che si scaglia contro coloro che propugnavano false dottrine e false credenze utilizzando per la loro divulgazione falsi testi come, appunto, il Vangelo di Giuda. Pertanto, anche se la datazione al carbonio radioattivo fa risalire il papiro ritrovato in Egitto, alla fine del III secolo, l’originale risale a più di un secolo prima. Poiché il Vangelo di Giuda fa riferimento a notizie contenute nel libro degli Atti degli Apostoli, redatto attorno all’anno 100 (a proposito della sostituzione di Giuda con Mattia dopo la morte dell’apostolo), bisogna collocare la stesura dell’originale verso la metà del II secolo



E’ curioso sottolineare come questo documento sia rimasto nascosto per più di 30 anni… una mancanza di mezzi e di tecniche adeguate per procedere al suo restauro e dedicarsi al suo studio, o solamente una mancanza di interesse verso un approfondimento da parte dei proprietari che si sono succeduti?

Vero è che l’importantissimo documento è rimasto quasi nascosto per circa trent’anni, ma il motivo di ciò non è da ricercare nella mancanza di mezzi o tecniche per il suo restauro né in uno scarso interesse conoscitivo, tutt’altro. Il fatto è che, come spesso accade nella storia di ritrovamenti di un certo interesse, l’oggetto in questione può rimanere per moltissimo tempo (ed è il caso del Vangelo di Giuda), nelle mani di mercanti d’arte che sono spesso persone con pochi scrupoli, nel senso che cercano di temporeggiare e di contrattare la vendita all’infinito pur di trarre il massimo guadagno dopo aver trovato le persone giustamente interessate all’acquisto. Purtroppo, i tanti passaggi in tante mani di astuti e spesso incauti commercianti, hanno rischiato di compromettere irrimediabilmente lo stato del materiale ritrovato, provocando a volte danni irreversibili; basti pensare che il manoscritto in questione subì perfino il congelamento ad opera di uno dei tanti intermediari, e ciò ne minò ulteriormente la già fragile integrità



Com’è strutturato il Vangelo di Giuda? Racconta anch’esso dei tre anni dellla predicazione di Gesù, riportandone “in ordine cronologico” i discorsi, le parabole e i miracoli, e in questo senso è simile come struttura ai Vangeli Canonici, o si focalizza sulla storia personale di Giuda e sul suo rapporto personale con Gesù?

Com’è specificato alla fine del testo narrativo, la sottoscrizione ultima non è “Vangelo secondo Giuda”, alla stregua dei Vangeli Neotestamentari (secondo Luca, secondo Giovanni etc.), ma “Vangelo di Giuda”, vale a dire che il testo riguarda espressamente Giuda in persona ed il suo particolare rapporto con Gesù, non già la vita e le opere di Gesù durante tutto il ciclo della sua predicazione. Insomma non c’è alcun intento narrativo né storiografico, non vi sono notizie sulla nascita di Gesù, sui suoi discorsi, le parabole, i miracoli ed altro, nessuna particolare cronologia, nessuna affinità strutturale ai Vangeli Canonici. Semplicemente si parla di un incontro fra Gesù e i suoi discepoli, con Giuda in primo piano, che ha la durata di una settimana, fino a tre giorni prima della celebrazione della Pasqua ebraica e, quindi, del tradimento



Qual è il messaggio rivoluzionario che ci trasmette il Vangelo di Giuda?

Non si può rispondere in due battute; bisogna penetrare il testo ed avere comunque confidenza con l’ideologia gnostica. In ogni caso la rivoluzionarietà del messaggio sta nella prospettiva di un capovolgimento della tradizionale teologia cristiana. Qui Gesù rivela la verità segreta della gnosi (la conoscenza che attraverso la piena consapevolezza di se stessi conduce al cospetto di Dio) a Giuda, che diventa in tal modo il “tredicesimo”, il discepolo eletto, lo spirito che è in grado di recepire il messaggio del Maestro, l’unico fra i discepoli capace di sostenere lo sguardo del rabbi Galileo, restando dritto dinanzi a lui, l’unico a conoscere la verità su Gesù e sulla sua provenienza. Gesù non è il figlio del Dio terribile, del Dio distruttore del Vecchio Testamento; egli proviene dal “reame immortale di Barbelo”, cioè dal regno dell’unico Dio, il Dio ineffabile e perfetto, sovrano assoluto di un regno superiore. E’ verso quel regno che Gesù farà ritorno attraverso l’intervento salvifico di Giuda; questi diventa un modello e il messaggio del Cristo viene capovolto, prospettando una teologia dove l’uomo può trovare Dio se possiede la gnosi, mentre in questa ricerca del divino può prescindere dalla Chiesa e dalle sue gerarchie. Non è soltanto una rivoluzione religiosa, è soprattutto una rivoluzione politica che toglie valore alla testimonianza della tradizione apostolica che è fondamento del potere della Chiesa



Durante l’Omelia del Giovedì Santo, Papa Benedetto XVI ha sconfessato il Vangelo di Giuda e il suo messaggio… è plausibile aspettarsi un futuro approfondimento (non dico riconsiderazione) del contenuto di questo messaggio da parte della Chiesa?

E’ assolutamente normale l’atteggiamento della Chiesa nei confronti di un simile messaggio e, a dire il vero, la Chiesa non ha mai avuto il primato mondiale in fatto di tolleranza verso qualunque tipo di messaggio che potesse intaccarne la dottrina o anche, semplicemente, metterne in dubbio i dogmi; anzi, si sono fatti passi da gigante se paragoniamo l’atteggiamento attuale in cui c’è spazio ogni tanto anche per le scuse, se proprio dovute, rispetto a quello di un tempo, quando le solerti e zelanti gerarchie ecclesiastiche non ci pensavano due volte a mandare al rogo il malcapitato che osasse sostenere che forse non è il sole a muoversi allegramente, ma piuttosto è la terra a girargli intorno. Personalmente non credo in un possibile futuro approfondimento o in una riconsiderazione del Vangelo di Giuda (salvo, magari, un opportuno intervento volto a manipolarne il contenuto ad usum Delphini). E poi, in che modo le gerarchie ecclesiastiche potrebbero accettare l’idea di un rapporto col divino senza preti, vescovi né diaconi come intermediari? E’ assurdo solo pensarlo! La Chiesa può accettare di discutere forse, ma il nucleo della questione, quello, non si tocca



L’esistenza dei Vangeli Apocrifi (tra cui quello di Maria Maddalena, ormai conosciuto da tutti grazie a Il Codice Da Vinci di Dan Brown) e la scoperta del Vangelo di Giuda ci testimoniano che la religione che sarà chiamata “Cristianesimo” ha avuto un’origine e si è formata in maniera meno lineare di come generalmente si è portati a pensare…

Il Cristianesimo delle origini non fu un fenomeno che si affermò fino al suo definitivo riconoscimento senza aspre battaglie sul campo. Lo scontro e l’invettiva sicuramente scaldarono il clima già infuocato di quel tempo. Di sicuro non vi fu un solo Cristianesimo, ma tanti Cristianesimi come tante erano le correnti e le sette che costellavano il cielo agli albori di questa religione. Ciascuno credeva di possedere l’unica verità, quella giusta, l’unica dottrina, quella vera e così via. Ciascuno aveva l’interesse di primeggiare sugli altri per conquistare una leadership tale da consentire di avere sempre più proseliti e di espandersi in strati sempre più ampi della popolazione. Alla stesso modo ciascuno aveva i propri testi cui rifarsi; così sappiamo che accanto ai Vangeli Canonici furono prodotti altri Vangeli dichiarati poi eretici dall’ortodossia dominante e condannati alla distruzione e all’oblio da parte della storia. E’ chiaro che chi vinse ebbe la meglio su tutti gli altri e fu in grado di scrivere impunemente la storia a proprio piacimento, stabilendo quali dovevano essere i testi che avrebbero formato il Canone delle Sacre Scritture e quali no, stabilendo il credo, la dottrina, i riti, i dogmi, le prescrizioni cultuali ed altro. Chi vinse riuscì ad imporre se stesso ed il prodotto della propria cultura, costituendosi pian piano in struttura organizzata con una gerarchia ben salda al potere, una linea politica adeguata agli obiettivi che desiderava raggiungere, condannando all’eresia ogni idea ed ogni scrittura che fosse espressione di una cultura alternativa. Ireneo, vescovo di Lione, ebbe la sorte di appartenere alla corrente dei vincitori



A che punto si è arrivati nel restauro del manoscritto, che se non sbaglio sarà successivamente restituito all'Egitto ed esposto nel Museo Copto de Il Cairo?

Dovrebbe essere già pronta un’edizione critica del testo completo, corredata di foto, traduzioni in varie lingue, note etc., il tutto dopo anni di paziente opera di metodica ricostruzione, restaurazione, traduzione, interpretazione, costata tanta fatica e sudore a tutti gli studiosi che vi hanno preso parte. Alla fine, il destino ultimo del manoscritto sarà di ritornare a casa, in Egitto, nella terra che lo ha gelosamente custodito per secoli, con una degna esposizione al Museo Copto de Il Cairo



Per approfondire la storia degli studi su Gesù e sui Vangeli, si legga l'intervista a Mauro Pesce pubblicata lunedì 4 dicembre








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