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Alberto Anile
Totò proibito
Casa editrice Lindau




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Appena ottenuto il successo cinematografico, Totò entrò nel mirino della censura. I suoi film furono analizzati e sottoposti segretamente a tagli e modifiche, spesso pesanti. Ad Antonio de Curtis non era permesso irridere i dipendenti pubblici o battibeccare col Padreterno, sfuggire alle guardie, parodiare i celerini o ridere dell’Inferno, e nemmeno scherzare con Peppino sulla Dolce vita di Fellini. «Se a un comico tolgono la possibilità di fare la satira, che gli resta?», si lamentava l’attore ma intanto andava avanti, mentre funzionari e sottosegretari continuavano a «tagliarlo»: mettevano in crisi case di produzione, falcidiavano potenziali incassi e provocavano riunioni e proteste, facendo scoprire all’Italia dell’epoca che anche il cinema popolare di Totò poteva essere considerato sovversivo o diventare lo stendardo di una libertà calpestata. Basato su documenti inediti e confronti filologici, questo libro racconta per la prima volta il lato nascosto del cinema di Totò e riporta alla luce ciò che funzionari e sottosegretari hanno tentato di cancellare per sempre, dalle scene «sconsigliate» prima delle riprese, alle battute eliminate in sala di montaggio. Un Totò segreto, un Totò proibito

Alberto Anile è giornalista e critico cinematografico, vive a Roma e scrive su Tv sorrisi e canzoni. Su Totò ha scritto Il cinema di Totò (1930-1946), I film di Totò (1947-1967) e Totò e Peppino, fratelli d’Italia. Con Maria Gabriella Giannice ha scritto La guerra dei vulcani, dedicato al triangolo Magnani-Rossellini-Bergman





INTERVISTA VIA E-MAIL AD ALBERTO ANILE, MARTEDI' 31 OTTOBRE 2006 (a cura di Luca Balduzzi)



Quanto è durata la fase di documentazione che ha preceduto la stesura del libro? Ci sono stati documenti più difficili da recuperare/consultare, o difficoltà particolari che l’hanno ostacolata in questa ricerca?

Dei film di Totò toccati dalla censura mi ero già occupato in libri precedenti sul cinema del Principe, ma allora avevo potuto solo confrontare alcuni articoli dell’epoca e qualche breve testimonianza. Dopo essermi occupato del restauro di Totò e Carolina, curato da Tatti Sanguinetti per la Cineteca di Bologna, sono entrato un po’ più in argomento. Successivamente ho potuto accedere alla consultazione di numerosi materiali della censura, che mi hanno permesso di ricostruire parecchie vicende e di costruire sull’argomento un intero libro come “Totò proibito”. Ma, anche se il recupero di documenti è sempre frutto di fortuna o di fatica, in sé non significherebbe nulla se poi non si lavorasse duramente sul confronto tra materiali, testimonianze e pellicole: a volte la ragione di un misterioso taglio si scopre solo dopo aver rivisto per l’ennesima volta il film incriminato, o per aver trovato in biblioteca un articolo che spiega un’allusione a un fatto di cronaca, o per aver provato semplicemente a confrontare una lista di dialoghi, apparentemente non censurati, con i dialoghi come si sentono oggi nella vecchia vhs di un film videoregistrato in tv



La censura ha perseguitato Totò sia al cinema che in teatro e in televisione… quali gli episodi, le motivazioni e i provvedimenti più eclatanti? Giusto per far capire ai lettori quali film, anche tra i più famosi, sono stati vittime della censura…

Il caso più clamoroso rimane Totò e Carolina, che passò numerosi gradi di giudizio e che rimase bloccato per mesi e mesi. Una durezza simile (dovuta al fatto che l’associazione tra un sublime buffone come Totò e un poliziotto era considerata scandalosa) si è poi ripetuta pochissime volte, con il ritiro di Le avventure di Casanova di Steno, considerato pruriginoso, o con il tentativo di bruciare il negativo di Ultimo tango a Parigi di Bertolucci. Nel caso di Totò nessun altro film ebbe un esito censorio più clamoroso, ma a loro modo sono comunque clamorosi tanti altri “piccoli” casi, come la misteriosa decurtazione dell’episodio di Totò e di una Loren un po’ troppo “facile” in Tempi nostri di Blasetti, o certe voci posticce appiccicate alla fine di Totò e i re di Roma e dell’episodio pirandelliano La patente, maldestri tentativi di mitigare con una commento off la forza dirompente ed eversiva della comicità di Totò. O le traversie che dovette affrontare, ancora durante le riprese, I soliti ignoti, che doveva chiamarsi Le madame, e in cui la scena di Totò che spiega come forzare una cassaforte venne sospettata di incitamento al crimine



Spesso la censura ha colpito Totò, ma “di striscio” anche i grandi attori che recitavano con lui nei film o negli spettacoli incriminati… penso ad Aldo Fabrizi e al ridoppiaggio di un dialogo del film Guardie e ladri, o a Peppino De Filippo, per cui gli esempi sono molti di più…

Il dialogo finale in Guardie e ladri tra Fabrizi e Totò è un esempio suggestivo: venne pesantemente rimaneggiato, con la difficoltà tecnica di dover ridoppiare con parole diverse dei dialoghi che erano stati recitati dicendo altre cose. Immaginate i problemi che una cosa del genere (e con le tecnologie dell’epoca) deve aver comportato! Lì le correzioni furono in gran parte su Fabrizi, che aveva battute molto più lunghe di Totò (di fatto è quasi un monologo); ma anche se quelle battute erano state scritte da autori ben precisi (Steno, Monicelli, Flaiano, Maccari, Tellini e Brancati), Guardie e ladri rimane comunque soprattutto un film “di Totò”; e il fatto che si sia voluto colpire in quel modo proprio quel film – è una delle tesi del mio libro – si deve secondo me in grande misura proprio alla presenza dell’interprete Totò, asso del botteghino, idolo delle platee popolari anche più di Fabrizi, e perciò considerabile come un potenziale e temibile veicolo di propaganda per tutti gli autori “di sinistra”, in rotta esplicita o implicita con il governo democristiano di allora. Si colpiva un film di Totò perché la forza commerciale dell’interprete era in grado di penetrare negli strati popolari delle platee di tutta Italia. Forse, se quel monologo di Fabrizi fosse stato in un film con un altro interprete, i censori non lo avrebbero degnato di tanto interesse



Lei sostiene che la censura si sia accanita sul film Totò, Peppino e la dolce vita anche come rivalsa per la “delusione” subita con il capolavoro di Fellini, per cui non era riuscita a modificare nulla…

Pare che dal film di Fellini la censura sia riuscita a togliere una battuta; per il resto alla “Dolce Vita” la commissione di censura non torse un capello. Probabilmente anche per le ghiotte entrature che Fellini aveva in Curia (l’uomo era un abilissimo tessitore di rapporti e di amicizie, quasi quanto il vecchio amico e collega Rossellini; sapeva barcamenarsi alla perfezione con i critici comunisti e con i sacerdoti gesuiti). Al filmetto di Corbucci fu invece imposto un massacrante tour de force di modifiche: tagli, taglietti, battute ridoppiate… In questo accanirsi mi è parso di vedere lo sfogo, meschino e comunque umano, di quegli stessi censori che, non avendo potuto toccare il modello, potevano almeno rivalersi sulla sua parodia. Tanto più che il film era iniziato con un copione e un regista (Mastrocinque) diversi, e che la fortuna del film di Fellini, e l’arrivo dietro la macchina da presa di Corbucci, lo trasformarono di giorno in giorno in una puntuale parodia; a film finito, i censori si trovarono quindi davanti uno svolgimento completamente diverso da quello che i produttori avevano prospettato e descritto a inizio lavorazione



Durante le rappresentazioni dello spettacolo Che ti sei messo in testa? in scena al Teatro Valle di Roma, la sera in cui si sparse la voce di un attentato ad Adolf Hitler, Totò si presentò inaspettatamente in scena con i baffi e con il ciuffo fasciati e incerottati, e un colonnello tedesco suo amico gli confidò che il mattino seguente avrebbero arrestato sia lui che i fratelli De Filippo che avevano preso in giro i nazisti… si sarebbe davvero potuto arrivare a un arresto?

E’ possibile, anche se non ricordo artisti del varietà arrestati per cose del genere. Totò era un vero pauroso, e Marisa Merlini mi raccontò anni fa -ridendo ancora al solo pensiero- della figura da fifoni che lui ed Eduardo avevano fatto ad andarsi a nascondere nel cimitero del Verano per sfuggire alla cattura. Però bisogna anche dire che prendere per i fondelli i nazisti e i fascisti presenti in sala a teatro è un’impresa che nessun attore di oggi avrebbe forse il coraggio di tentare. Totò, a volte in coppia con la Magnani, lo fece più volte, e le intimidazioni ricevute dai fascisti sono certe e documentate



Come è possibile che Totò, seppure offeso dal trattamento riservato al suo lavoro, abbia sempre evitato di lamentarsene pubblicamente, accennandone al massimo in maniera scherzosa (come nella battuta «Troppo vestita, è questione di censura?» del film Totò e Cleopatra)?

L’uomo Antonio de Curtis era molto distante dal comico di cinema e dall’attore di rivista. In privato era il Principe de Curtis, lontanissimo dal mondo guitto della ribalta e dei set: tutto quello che riguardava il cinema (a parte la stima per Fellini o De Sica) gli sembrava volgarità fatua, e perciò evitava di occuparsene. Perse la pazienza solo negli ultimi anni, quando gli fecero le pulci sui (bruttissimi) telefilm della serie Tutto Totò: rilasciò alcune polemiche dichiarazioni ai giornali, che fecero notizia ma gli avvelenarono gli ultimi giorni



E’ il destino dei grandi attori comici l’essere censurati? O, per cercare di rispondere a una domanda che alla fine anche Totò dovette porsi, «Se a un comico tolgono la possibilità di fare della satira, che gli resta?»

Sì, credo che il destino dei grandi attori comici sia la censura. Se il comico non è davvero acuminato, se non riesce a smuovere la suscettibilità delle sue vittime non dovrebbe essere chiamato comico. La tv di oggi è per esempio piena di buoni commedianti e di mediocri cabarettisti, ma è poverissima di veri comici; i quali -boicottati dalla politica o dalla volgarità dei mercanti- hanno scelto di rifugiarsi nei teatri o, se riescono, al cinema. Un paio di nomi? Corrado Guzzanti, sua sorella Sabina, Antonio Albanese, geni esiliati dal piccolo schermo. Il vero comico è conflittuale, perlomeno stuzzicante, altrimenti è un mero passatempo



Pensa che, in questo periodo di restaurazione/ricostruzione “filologica” di pellicole, si possa ancora ritrovare una parte del materiale censurato e vedere un film nella versione in cui era stato originariamente concepito?

E’ difficile, anche per il probabile deperimento fisico di eventuali pellicole sopravvissute. E per il fatto che i film comici sono sempre stati sottovalutati rispetto al cosiddetto cinema d’autore, e perciò meno preservato. Però spesso il caso riserva delle vere sorprese. E se non è il caso è la prudenza (o l’avidità) di alcuni produttori, che tendono a conservare gelosamente vecchi materiali nella speranza di poterli un giorno sfruttare commercialmente, negandone l’accesso a chiunque senza magari neanche sapere esattamente di cosa si trovano davvero in possesso



Una curiosità finale di cui vorrei chiederle in qualità di esperto di Totò anche se non centra con il tema del libro… come mai Totò non è mai riuscito a realizzare la trasposizione del Don Chisciotte della Mancha e il film muto a cui ha sempre tenuto moltissimo?

Quello che so è che Totò arrivò abbastanza vicino alla realizzazione un paio di volte, nel ’48 e, se ricordo bene, nel ’56. Del primo progetto è rimasto un soggetto, a cui mi pare abbia lavorato Pietrangeli, e una locandina disegnata da Onorato. E qualche vago rimpianto da parte di Totò per questo progetto sempre sognato e mai realizzato; se ne ricordava anche Anna Magnani, intervistata poco dopo la morte del collega. I motivi della mancata realizzazione possiamo solo ipotizzarli: si sarebbe trattato di un film in costume, quindi di costo assai superiore alle farsette veloci che Totò sapeva sfornare per produttori avidi di incassi; e la soggezione verso Cervantes, che avrebbe necessitato un approccio al testo perlomeno originale, se non disinvolto, per adattarlo alla maschera di Totò. Il film muto credo fosse soprattutto un’aspirazione più che un progetto. Ricordate “Totò all’Inferno”? Ha un lungo inizio in bianco e nero senza dialoghi, vagamente charlottiano, prima che la pellicola diventi a colori (e parlata). Forse Antonio de Curtis intendeva realizzare un film tutto così. Però Totò era un comico a 360gradi, e limitarsi alla mimica (pur geniale) sarebbe stato secondo me una diminutio. Forse, in quel caso, avevano avuto ragione i produttori a non farglielo fare








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