INTERVISTA VIA E-MAIL A CLAUDIO CAMARCA, LUNEDI' 19 GIUGNO 2006 (a cura di Luca Balduzzi)
Ci presenti innanzitutto la sua doppia attività di scrittore e regista cinematografico: nel suo romanzo Ordine pubblico (condivide la definizione di Nel nome di Dio come suo ideale sequel?) traspare un'atmosfera cinematografica...
Sono passati dieci anni da Ordine pubblico. I luoghi geografici sono gli stessi di allora. Per il resto, è cambiato tutto. Altra atmosfera, altra crudezza, altre facce, altre lingue e gerghi. L'immigrazione forzata, poiché proveniente da terre lacerate da guerre e fame e pandemie, ha polverizzato la società metropolitana in una sabbia dove i granelli collidono e difficilmente si incontrano. Per restare in vita, sono costretti a turpi mercati. La vendita del corpo, lo spaccio minuto di droghe sintetiche, l'accattonaggio, il ladrocinio, il lavoro in nero mal retribuito. In questo scenario, i poliziotti rappresentano soldati seppelliti in trincea. Braccia e volti spediti al fronte nel tentativo di applicare Leggi spesso lontane dalla realtà, disancorate con le necessità di chi sbarca sulle nostre coste, e anche con i bisogni dei tutori dell'ordine, non in grado di comprendere e capire i rivolgimenti di una società che si muove a una doppia velocità, da un lato si radica e prolifera, dall'altro, all'opposto, disintegra e seppellisce l'esistente sotto il passo di nuovi arrivi che sedimentano l'uno sull'altro. Mutando forma e colore al quadro complessivo. E sempre ricominciando dal principio
Nel nome di Dio è solo l'ultimo dei suoi romanzi che presta attenzione a problemi/questioni attuali dell'Italia di oggi (penso a Migranti: verso una terra chiamata Italia)...
Credo che bisogna narrare quello che si conosce. E che bisogna conoscere il mondo che si vive. Ponendo domande attraverso la scrittura e la messa in scena. La letteratura deve avere l'ambizione di porsi al centro della società. Facendo suoi i dubbi e i rovelli che sono propri dell'essere uomo. Altrimenti, la sua funzione viene a mancare. Andandosi a ridurre a intrattenimento momentaneo, con la stessa dignità di un reality televisivo, delle barzellette, di un cruciverba
Il rischio di un attentato terroristico in Italia, per di più nel periodo delle elezioni, è una questione più che mai attuale. E' un caso che l'uscita del libro abbia "coinciso" con il periodo elettorale e la discussione di questo problema?
E' molto probabile che un attentato in Italia verrà portato a compimento. La nostra situazione geopolitica è per molti versi simile a quella della Spagna, della Francia e a quella vissuta dall'Inghilterra. Siamo parte integrante di quel occidente che il fondamentalismo parareligioso vive come nemico. Avversario dell'integralismo monocratico, della teocrazia, della dittatura esercitata dal forte sul debole, sia esso di volta in volta, bambino, donna, popolo da opprimere. Dobbiamo metterlo nel conto. La nostra semplice esistenza rappresenta un insulto verso chi vuole cancellare diritti acquisiti da secoli, principi di libertà e democrazia intollerabili per chi nega la dignità al diverso da sé. Siamo il simbolo della possibilità dell'essere umano, con le nostre imperfezioni, i nostri errori, le nostre viltà. Siamo in cammino. E questo è vissuto come una colpa da chi nega la bellezza della persona umana. La sua unicità
Perché secondo lei le critiche ad una determinata situazione politica o sociale, e allo stesso modo le richieste di cambiamento, arrivano a concretizzarsi più facilmente in gesti violenti e plateali piuttosto che attraverso il confronto e il dialogo?
Parafrasando il Poeta: voi non foste fatti per viver come bruti. Eppure. E' semplicemente più facile distruggere che non costruire. Mettersi all'ascolto, accogliere e rispondere presuppone coraggio, visione politica, lungimiranza, intelligenza. Doti, a quanto risulta guardandosi attorno, sempre più rare. Presuppone anche una saldezza morale e una convinzione nelle possibilità dell'uomo tali da rendere il confronto l'unica istanza possibile per proseguire proprio quel cammino cominciato su questa Terra milioni di anni fa. Il problema è che i governanti, nel profondo del proprio animo, non posseggono alcuna stima verso se stessi. Sanno di essere inadeguati a fornire risposte a domande complesse. E questo li porta a disistimare il genere umano. A compiacerne gli aspetti triviali, barbarici, animaleschi, basati sulla paura, l'ignoranza, l'ignavia. Sono loro più umani dell'umano. Adatti a cancellare. Mai, quasi mai, a stringere mani e costruire il presente
I dubbi e le paure di un kamikaze sono stati recentemente rappresentati al cinema con il film Paradise how: ha avuto modo di vederlo e ha individuato qualche punto in comune?
L'ho visto. Mi è piaciuto. Ma sono stato in Palestina in diverse occasioni. E i racconti che ho ascoltato, i volti che ho conosciuto, i luoghi che ho visitato, mi hanno detto molto di più di quanto potesse fare un qualsiasi film. L'unico modo che conosco per raccontare storie, è andare in giro a cercarle. Ho sempre fatto questo. Fino a che avrò un editore, continuerò a farlo