INTERVISTA VIA E-MAIL AD ALESSANDRO CREMONESI, MERCOLEDI' 11 GENNAIO 2006 (a cura di Luca Balduzzi)
Innanzitutto come è nata a suo tempo l’idea del progetto Crocevia?
La Mondadori ci aveva proposto di scrivere un libro per la collana Oscar. A loro interessava cogliere la nostra attitudine ad attraversare campi diversi (canzone, teatro, video, ecc). In un primo momento abbiamo rifiutato perché ci sembrava un progetto un po' forzato, poi quando è partito il progetto discografico di Crocevia che vertendo sulle cover mi lasciava libero dal lavoro di scrittura, abbiamo deciso di provarci, mantenendo la clausola che avremmo pubblicato qualcosa solo se pienamente convinti del risultato
Ho letto che inizialmente il progetto doveva essere composto dal disco e dallo spettacolo teatrale, e che l’idea del libro è stata considerata successivamente ad un suggerimento della casa editrice…
Sì, lo spettacolo teatrale si è poi concretizzato più avanti in La costruzione di un amore con Ferdinando Bruni. La propensione alla molteplicità ha dato i suoi frutti anche nel progetto editoriale che ha poi compreso anche un cortometraggio realizzato da Dimitris Statiris con musiche dei La Crus ed estratti del libro recitati da Ferdinando Bruni e Ida Marinelli del Teatro dell'Elfo
Avete concepito fin dall’inizio l’idea del libro come un racconto completo e non una semplice raccolta di testi e di poesie/pensieri? (una sorta di diario della lavorazione del disco e dello spettacolo)
Non ci interessava tirare fuori una specie di diario di bordo della lavorazione del disco, né una raccolta di scritti riesumati da qualche cassetto. Abbiamo preferito porci una sfida più rischiosa ma più in linea con il nostro approccio artistico
Anche la scelta di scrivere un racconto autobiografico è stata voluta subito? E ha portato ad utilizzare/rielaborare contributi scritti in prima persona anche da Cesare e Mauro?
Il fatto che ci siano molti elementi autobiografici è una cosa venuta fuori in maniera naturale, ma c'è anche molta fiction nel racconto. Una cosa che mi stava a cuore era anche raccontare come aveva mosso i primi passi una certa scena musicale milanese e serbare memoria anche dei personaggi che a quei tempi l'animavano e poi hanno preso strade più sotterranee o si sono dedicati ad altro. Nell’ultimo capitolo c’è una parte di un brano che aveva scritto Mauro e che ho inglobato nel racconto. Era talmente aderente al clima e nello stile di ciò che stavo scrivendo io che oggi non saprei più dire con esattezza quali parti abbia scritto io e quali Mauro
Il sottotitolo del libro è Ogni cosa mi appartiene, niente è mio: a racconto finito quale personaggio credi rappresenti nel migliore dei modi i diversi significati (se ce ne sono più di uno) che volevate esprimere attraverso il racconto?
I due personaggi che hanno maggiormente attratto i lettori sono stati la mitica cappellaia di via Rembrandt e Stella Lux. Il sottotitolo, così come le frasi enigmatiche inserite graficamente in alcune pagine, sono presi da alcuni quadri di Giacomo Spazio, che ha anche disegnato la copertina del libro
Sbaglio a considerare lo stesso sottotitolo come uno dei possibili legami tra il libro e il disco: molto terra terra, avete fatto un disco a nome vostro seguendo la vostra sensibilità, ma re-interpretando canzoni (e quindi valori/sensibilità) di altri...
Non sbagli, infatti il sottotitolo del libro è ripreso, anche se in modo un po' nascosto, nel booklet del CD. Tra l'altro ci interessava talmente mantenere il legame del sottotitolo con la nostra musica che è entrato anche nel testo di Come una nube in Ogni cosa che vedo, il disco successivo a Crocevia
Meno terra terra, può essere un pensiero che esprime la consapevolezza che, qualunque sapere/cosa noi pensiamo di avere creato/scoperto dal nulla nasce (inevitabilmente?) per associazione o per contrasto con qualcosa che c’è già stato?
A me piace molto anche una lettura francescana di questa frase: un sano distacco dal possesso delle cose (e delle persone) nella consapevolezza che comunque ogni cosa o persona fa parte del mio mondo e sono chiamato ad averne cura. Essere pronti ad accogliere le cose senza sentirsene padroni esclusivi