INTERVISTA A LAURA FEZIA, GIOVEDI' 20 NOVEMBRE 2008 (a cura di Luca Balduzzi)
Il gatto è stato sicuramente, e forse rimane tuttora, l’animale maggiormente incompreso, per colpa del suo carattere indipendente e indifferente ma allo stesso tempo buffo e sornione, e quindi dalla vita più difficile, venerato o perseguitato a seconda delle epoche…
A seconda delle epoche e delle culture, naturalmente. Ma a seconda anche del comodo, del potere forte del momento.
Quali sono i pregiudizi sul gatto che si sono trascinati forse per troppo tempo lungo il corso della storia?
Ci sono molte persone che ritengono che il gatto sia un animale demoniaco: oggi si dice solamente «porta male», e soprattutto per il gatto nero. Esistono però tanti altri pregiudizi, meno pesanti forse ma comunque presenti, e fra questi quello che ha attecchito di più è che il gatto sia un animale menefreghista ed opportunista, che si affeziona unicamente ai luoghi e non ai padroni, perché gli sta a cuore solamente il proprio tornaconto personale… un’affermazione che non è assolutamente vera.
Ma tutti questi pregiudizi li ha creati sempre e solamente l’uomo, o il gatto ha contribuito con il suo carattere e il suo modo di fare?
Il gatto è senza dubbio un animale assolutamente indipendente e libero, che molto difficilmente si fa condizionare. Ma siccome noi esseri umani siamo un po’ troppo abituati a considerare gli animali unicamente come qualcosa di pura utilità che deve servirci, ecco che se un animale non viene spontaneamente a prostrarsi davanti ai nostri piedi, noi lo consideriamo un menefreghista. Ma questa cosa il gatto non la farà mai, non vedremo mai il gatto con la coda fra le gambe che viene a chiederci scusa per una qualche ragione. Anzi, se vediamo in gatto con la coda fra le gambe è meglio allontanarci, perché è una cosa che fa solamente quando è molto arrabbiato e irritato, sicuramente non per servilismo. Il gatto non è assolutamente un animale servile, ma lo consideriamo un menefreghista perché non appaga abbastanza il nostro ego.
Ma il gatto ha anche molte qualità…
Certamente, e ne ha infinite. La prima, e forse la più conosciuta, è il suo potere di guarigione: i gatti vengono utilizzati per assorbire quelle disarmonie che provocano certi disturbi e malesseri. Generalmente nella pet terapy viene maggiormente sfruttato il cane, in quanto è un animale più docile e che si adatta di più alla persona, però il gatto ha senza dubbio un potere di assorbimento della disarmonia molto più grande rispetto al cane.
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Nel libro c’è una bella foto di lei con il suo gatto… qual è il suo rapporto con i gatti?
Ho conosciuto talmente tanti gatti che ho perso il conto. Con alcuni c’è stato unicamente un rapporto di reciproca convivenza, con altri -e con quello della foto in particolare- c’è stata veramente una grande storia di affetto, che si è ripetuta con il gatto con cui attualmente vivo, Umberto, che è l’ultimo di una piccola tribù e che nel libro viene citato come “Tonto di mamma”. Quello che vedete nella foto è stato sicuramente il mio gatto “in assoluto”: c’era veramente un rapporto di simbiosi, è il gatto che mi ha scelta e quindi abbiamo avuto un rapporto molto forte e molto intenso. Anche con tutti gli altri gatti ho avuto comunque un rapporto in qualche maniera particolare, perché il gatto non lascia mai indifferenti: non si può avere un gatto in casa o incontrare un gatto per la strada ed essergli indifferenti a un gatto, così come il gatto è fintamente indifferente all’umano, perché lo tiene comunque sotto controllo anche, e soprattutto, se non lo conosce.
La retrocopertina del libro recita: “Queste pagine vi aiuteranno a farvi scegliere dal gatto come compagni di vita”… che cosa possiamo fare per farci scelgiere, oltre a lasciare da parte quei pregiudizi di cui parlavamo prima ?
Senz’altro possiamo migliorare la nostra vibrazione, facendo ritorno ai ritmi naturali e recuperando quella sintonia con l’armonia della natura che gli esseri umani moderni hanno perso e non conoscono più. Comunque, il gatto ci sceglie anche perché pensa di esserci utile in quel momento, indipendentemente dal fatto che noi meritiamo o meno questa sua scelta.