INTERVISTA A FRANCESCO VENTURA, MERCOLEDI' 19 NOVEMBRE 2008 (a cura di Luca Balduzzi)
Tu sei nato la mattina del 9 maggio del 1978, proprio mentre il cadavere di Aldo Moro veniva ritrovato in via Caetani a Roma nel portabagagli della Renault 4 rossa. Anche da questa coincidenza è derivata la scelta di dedicarti all'argomento Moro, prima con la tesi di laurea e poi con un libro?
Penso di sì, anche se non è facile ricostruire con precisione i rapporti di causa-effetto per cui le cose avvengono. Maria Fida Moro ad esempio, la figlia maggiore di Aldo che ha scritto la prefazione, una volta mi ha detto, riferendosi proprio al libro e alla coincidenza tra la mia data di nascita e quella della morte di suo padre, che «nulla avviene per caso, credimi». D'altro canto potrei anche darti una spiegazione perfettamente razionale: in casa mi sono sentito ripetere così tante volte «tu sei nato lo stesso giorno in cui è morto Aldo Moro», che dentro di me può esser nato un interesse, che poi è germogliato. Io non lo so. Sono di indole "agnostica", e non amo pormi certe domande. Posso solo dirti questo: nella prima pagina bianca del libro ho scritto In memoria di Aldo Moro, ucciso nel giorno della mia nascita; ecco, spero che le pagine successive facciano pensare al lettore che effettivamente «nulla avviene per caso», piuttosto che "trattasi di pura coincidenza".
Quello letterario è stato in assoluto il versante più prolifico in merito al numero di opere dedicate ad Aldo Moro. Ma anche quello audiovisivo, in maniera o più o meno diretta e attraverso le forme più diverse, ha voluto raccontare e indagare/interpretare il suo sequestro e il suo assassinio…
Sulla vicenda Moro sono stati scritti centinaia di libri, mentre i film, in sostanza, sono soltanto tre: Il caso Moro di Giuseppe Ferrara del 1986, con Gianmaria Volonté che interpreta Moro, seguito da Buongiorno, notte di Marco Bellocchio e Piazza delle Cinque Lune di Renzo Martinelli, entrambi del 2003. Esistono poi altri film che trattano più marginalmente del caso Moro (oltre a innumerevoli tra documentari o speciali televisivi sull'argomento, fino alla fiction di alcuni mesi fa), a cui è dedicato l'ultimo capitolo del libro. La parte centrale, invece, analizza e confronta le tre pellicole (con le interviste agli autori). Il mio testo non aggiunge granchè di nuovo, dal punto di vista storico-politico, alle centinaia di predecessori: ritengo però che possa essere interessante, e non solo per gli amanti del cinema "impegnato". Cerco di spiegare il perché. Il cinema, rispetto ai libri, è un mezzo di comunicazione più immediato, e di più facile fruizione. Dal 1978 sono passati trent'anni, ma sembra che si parli di un'altra era geologica: tra l'assassinio di Moro e quello di Matteotti ad esempio, nella percezione odierna, non c'è forse una grande differenza. Penso ai miei coetanei, o ai ragazzi nati dopo, che magari non hanno voglia di leggersi volumi e volumi di centinaia di pagine e pieni di richiami ad atti processuali: guardando tre film, e con l'aiuto del mio testo, possono addentrarsi più facilmente in una vicenda tanto importante (e tanto complessa e controversa) come quella di Moro e del suo assassinio, conoscerne i fatti essenziali (almeno quelli che ci sono noti), e conoscere anche le diverse interpretazioni di questi fatti (più o meno "poltically correct" o "dietrologiche"). Nei tre film, infatti, è rappresentata sinteticamente tutta la gamma di posizioni sul caso Moro. Ed è curioso che anche dal punto di vista artistico-formale ci sia una precisa corrispondenza tra lo stile filmico ed il messaggio storico-politico.
«Il film del caso Moro deve ancora essere girato», dichiara Maria Fida Moro nella prefazione al libro: una frase che mi sembra riassuma sia il suo "giudizio" di incompletezza/inutilità che un diretto protagonista della vicenda avverte di fronte ad una proliferazione così grande di produzioni di qualsiasi genere sull'accaduto, sia la sua "accusa" di esclusione dei familiari di Moro da qualsiasi tentativo di ricostruzione reale di quello che è accaduto…
E' vero: Maria Fida Moro non ama nessuno dei tre film, e probabilmente per i motivi che hai detto tu. Il rapimento e l'uccisione di Aldo Moro hanno costituito una tragedia 'pubblica' per tutta l'Italia: per la sua enormità, per la sua assurdità, per la sua violenza, per le sue implicazioni e conseguenze. Ed è quindi giusto, secondo me, che se ne parli, che si indaghi e si discuta su di essa, anche attraverso libri, film, opere teatrali o produzioni televisive. Ma ancor di più, non va dimenticato, ha costituito una tragedia 'privata' per alcune famiglie, che la violenza e l'assurdità l'hanno subita direttamente in prima persona: quella di Moro e quelle dei cinque uomini della sua scorta ammazzati nell'agguato di via Fani. Quindi sarebbe opportuno trattare l'argomento con questa consapevolezza, con tutto il rispetto, la considerazione e la delicatezza che queste famiglie meritano. Ma non è facile, anche perché un caso 'politico' come il caso Moro si presta per sua natura ad essere strumentalizzato. E un discorso analogo può essere fatto per tutti i delitti politici legati al terrorismo, specialmente dei cosiddetti "anni di piombo". Per questo sono state per me importantissime altre parole che Maria Fida ha scritto nella prefazione: «Ho accettato di scrivere questa prefazione, perché riconosco a Francesco Ventura la buona fede e un sincero desiderio di approfondire». Non potevo sperare in un riconoscimento migliore per il mio lavoro. Se posso dire la mia, infine, "il film del caso Moro" dovrebbe avere il realismo, l'onestà e l'impatto del film di Ferrara, la cifra stilistica e la profondità psicologica del film di Bellocchio, il coraggio ed il rigore storico-politico del film di Martinelli. Se fosse possibile, e se ha senso fare discorsi di questo genere…