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Carmelo Pecora
9 maggio '78 - Il giorno che assassinarono Aldo Moro e Peppino Impastato
Casa editrice Zona




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9 maggio '78. Roma e Cinisi. Le BR e la mafia. Due feroci delitti. Le ventiquattr'ore più drammatiche della Repubblica nel racconto tenero e bruciante di un testimone: un ragazzo che aveva scelto di servire lo Stato, un uomo che della legalità ha fatto ragione di vita.

Carmelo Pecora è ispettore capo della Polizia di Stato e dirige la Scientifica di Forlì. Ha già pubblicato il romanzo Tre ragazzi in cerca di avventure (2006). Collabora con lo scrittore e sceneggiatore bolognese Andrea Cotti, che ha fatto dell'ispettore Pecora il protagonista di due suoi romanzi, Un gioco da ragazze (Colorado Noir) e L'ora blu (Aliberti).





INTERVISTA VIA E-MAIL A CARMELO PECORA, LUNEDI’ 9 GIUGNO 2008 (a cura di Luca Balduzzi)



Una data, quella del 9 maggio del 1978, che ha segnato in maniera indelebile la storia del nostro paese. La maggioranza pensa prima di tutto al ritrovamento del cadavere di Aldo Moro, e immagino che anche il suo ricordo più forte rimanga quello…

Sicuramente il 9 maggio di quel lontano 1978 è stato uno dei giorni più tristi che l’Italia abbia attraversato, quel giorno si concluse un attacco terroristico di un livello fino ad allora impensabile. Io penso che il declino di quel gruppo, non l’annullamento totale come si può notare dai casi ancora attuali di terrorismo, si ebbe proprio con l’uccisione dell’Onorevole Moro, tanto che quel giorno fece da spartiacque nelle coscienze di tutti. Dopo quel tragico avvenimento, la gente comune comprese, forse come non lo aveva ancora fatto, ciò che stava accadendo in Italia e scelse da che parte stare. Sono passati trenta anni dai fatti narrati nel mio libro, se oggi interroghiamo chiunque abbia vissuto quel momento, chiedendogli cosa stesse facendo in quel preciso istante, tutti daranno una risposta precisa. Questo significa che la maggior parte delle persone ha il ricordo di quel fatto, tanto che riesce a descrivere minuziosamente quella che era la sua attività o dove si trovasse in quel preciso istante. Da questo si deduce che l’assassinio dell’Onorevole Moro ha segnato profondamente ognuno di noi. A maggior ragione, nel mio caso, quello di un giovane Poliziotto che in quel periodo cercava, con le prime esperienze sul campo, di apprendere un lavoro che magari all’inizio non aveva scelto per “vocazione”. La visione di una persona uccisa è sempre qualcosa di sconvolgente nella vita di un uomo, se poi si pensa che in quella occasione il corpo inerte e massacrato dai proiettili apparteneva ad uno dei più grandi personaggi politici di quel momento, ed oltretutto era per me il primo impatto con un omicidio, si può ben comprendere il perché quel ricordo, dopo così tanto tempo, sia rimasto impresso nella mia mente come qualcosa di tragicamente incancellabile.



Ma non bisogna dimenticarsi che lo stesso giorno, a Cinisi, la mafia assassinò Peppino Impastato. Immagino che, riguardando la sua regione di origine, anche quello resti un ricordo comunque significativo…

Un ricordo significativo per tanti Siciliani, soprattutto per quello che Peppino Impastato ha cominciato a rappresentare quando finalmente si è saputa, almeno in parte, la verità sulla sua uccisione. Tanti, forse troppi, si sono dovuti ricredere sulla figura di quel ragazzo. Sicuramente la morte di Peppino, in Sicilia, non ebbe lo stesso effetto dirompente che l’uccisione dell’Onorevole Moro aveva avuto per le coscienze della maggior parte dei cittadini. Anzi. Grazie anche a ad una attività di depistaggio, per tanti anni, Peppino fu fatto passare come un terrorista. A difendere la sua memoria c’erano e ci sono ancora adesso, i suoi amici di sempre che conoscendolo bene non lo hanno mai abbandonato e, avendo fondato il centro di documentazione che porta il suo nome, fanno rivivere quotidianamente le sue idee.



Due personaggi, Moro e Impastato, molto diversi fra loro ma che attraverso la loro storia (o, meglio, la loro morte) si sono ritrovati vicini, entrambi simboli della storia più tragica della nostra Repubblica…

Certo avevano una visione del mondo molto diversa l’uno dall’altro, ma ciascuno a modo suo ed in maniera direi molto coerente, portava avanti le sue idee in qualche modo “rivoluzionarie”. Ed è per questo motivo che ho voluto fare un parallelismo nella loro morte, li ho trovati entrambi delle persone “oneste” che lottavano contro poteri talmente forti, ed a volte affini, che non apprezzavano il loro modo di pensare e di agire. Figurarsi se in quel periodo qualcuno poteva pensare al compromesso storico, oppure lottare apertamente contro le cosche mafiose!



Due assassinii che ci sono stati raccontati solo in parte (Moro) o che qualcuno ha addirittura cercato di fare passare come atto terroristico fallito/suicidio (Impastato). Se di una è stato possibile ricostruire la verità, quando si riuscirà a rispondere per intero agli interrogativi e i retroscena che l’altra si trascina dietro ancora oggi?

In entrambe le vicende, secondo me, ci sono ancora dei punti oscuri, tanto che di un fatto, cioè l’uccisione di Peppino Impastato, si conosce solo il nome del mandante, mentre degli esecutori materiali del delitto non si sono mai avute indagini che potessero portare ad una loro individuazione. Per quando riguarda l’assassinio dell’Onorevole Moro invece, mi piacerebbe conoscere, ma so che rimarrò deluso, il perché non lo si volle salvare a nessun costo, mentre lo Stato scese a patti (caso Cirillo) in altre occasioni. Da uomo al servizio delle istituzioni che crede fermamente nella legalità, spero che un giorno tutti gli interrogativi oscuri presenti nei due casi possano essere chiariti.



Come uomo e come Ispettore Capo della Polizia di Stato, di fronte a certi episodi assurdi della politica e della giustizia italiani, come riesce a superare la fatica di individuare e di inseguire sempre e comunque il contenuto “morale” della politica e della giustizia?

Ha detto bene, a volte, faccio molta fatica soprattutto a comprendere. Specialmente quando ci si trova di fronte a persone che dovrebbero dare, con il loro comportamento impeccabile, esempi di legalità e correttezza. Non sempre è così e lo si può osservare quotidianamente. Nonostante tutto, passata la naturale delusione momentanea, essendo per natura ottimista, provo a pensare che prima o poi coloro che ci guidano prendano coscienza di questa situazione e quindi possano migliorare nei comportamenti facendo in modo che i ragazzi possano vederli come modelli positivi. Per quanto mi riguarda cerco di impegnarmi in questa direzione e, nel mio piccolo, chiedo alle persone che mi circondano di comportarsi sempre con correttezza. È l’esempio che ho ricevuto da mio padre e che ho cercato di trasmettere ai miei figli.



Come ci si sente ad aver pubblicato due romanzi come autore dopo essere stato il protagonista dei due romanzi Un gioco da ragazze e L'ora blu dello scrittore e sceneggiatore bolognese Andrea Cotti?

Mi sento di attraversare un momento “strano” e per certi versi imbarazzante per le belle sensazioni che sto vivendo. Tutto è nato proprio dalla collaborazione e dall’amicizia che mi lega ad Andrea Cotti, il suo “regalo” di farmi personaggio “vero” nei suoi racconti è stato qualcosa di impensabile, così come era impensabile, fino a qualche tempo fa, che io potessi scrivere. Ho provato, dietro suggerimento di Andrea e, a dire il vero, anche di mia moglie Alessandra che mi conosce bene, a raccontare le storie che mi hanno visto protagonista, non ho avuto bisogno di inventare, tutto ciò che ho scritto, io l’ho vissuto realmente. Quindi ho messo insieme le mie esperienze e ciò che avevo impresso nella memoria raccontando a chi non c’era o a chi aveva una visione diversa gli di avvenimenti terribili avvenuti nel nostro Paese. Quindi non so se sarò ancora capace di essere prolifico nello scrivere come in questo periodo, visto che, oltre a Tre ragazzi in cerca di avventure (SBC edizioni), 9 maggio ‘78-Il giorno che assassinarono Aldo Moro e Peppino Impastato (Editrice Zona), un'altro racconto è presente nella Legge dei figli - Antologia noir sulla Costituzione (Meridiano Zero), ma, forse, ho ancora qualcosa da far ricordare.








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