INTERVISTA A MATTEO CAVA, MARTEDI' 23 AGOSTO 2005 (a cura di Luca Balduzzi)
Presentaci innanzitutto la tua doppia attività di scrittore e musicista…
Faccio molta fatica a definirmi scrittore così come mi sembra inopportuno definirmi musicista. Posso considerarmi cantautore, anche se questo non piace perché potrebbe suonare un po’ troppo snob. Semplicemente da sempre amo scrivere ed amo la musica più di ogni altra cosa, e mi piace dire ciò che penso. Unire il tutto mi porta a fare questo percorso, assumere questa “identità”.
Da dove è venuta la scelta di focalizzare l'attenzione sui mestieri, protagonisti delle poesie contenute nel libro?
L’idea di base era di uscire dalla mia individualità poetica. Volevo scrivere qualcosa che non riguardasse solo ed esclusivamente la mia persona come nei precedenti libri (Osceni diamanti, 2000 – Gli anni del declino e nuovi processi armonici, 2002) ma scrivere qualcosa in cui tutti possono ritrovarsi direttAmente. L’idea dei mestieri nasce principalmente dalla consapevolezza che molte, troppe persone vengono riconosciute più per il ruolo che occupano nella società che per quello che sono realmente. Questo è spesso inevitabile ma è altrettanto inevitabile che molte persone siano costrette a fare ciò che fanno per sopravvivenza, più che per vocazione. Con questo libro ho avuto la pretesa di mettermi nei panni di questi personaggi (alcuni dei quali ho realmente indossato) e di tirarne fuori pensieri come se si trovassero in un cero senso soli di fronte ad uno specchio. Nudi dentro.
Come è nato l'incontro con l'artista Andrea Rivola che ha illustrato il libro?
E’ stato un colpo di fortuna, intuito e ricordo. Anni fa, era appena uscito il secondo libro, vidi alcune sue opere alla Fiera del libro per l’infanzia di Bologna. Rimasi colpito dal fatto che tra i premiati in un concorso internazionale ci fosse il nome di un ragazzo di Riolo Terme. Lo scorso anno, quando la stesura Dei mestieri era praticamente ultimata e avevo desiderio di associare i testi a delle immagini (tentai con qualche fotografo ma il risultato fu disastroso) mi ricordai di lui e lo contattai. Ne è nata una sinergia eccezionale, soprattutto perché ha compreso in modo esemplare l’idea che avevo in mente.
Immagino siano i testi contenuti in questo libro a costituire la base per la scrittura dei testi delle canzoni dei Frazione Fabbrica…
Naturalmente. Io ho sempre cantato in qualche band fin dall’adolescenza, e come ho detto amo la musica che da sempre è colonna sonora e fonte di ispirazione per ciò che scrivo. Era mia idea quella di evitare le presentazioni in modalità di semplici reading, spesso deserti e a mio parere noiosi. La poesia di oggi deve arrivare in modo diretto e comprensibile, considerando che per quanto riguarda i libri è la nicchia della nicchia, anche e soprattutto in senso commerciale. Con la musica risulta più allettante il progetto sia per chi ascolta sia per chi presenta. Almeno nel mio caso.
Un progetto di questo tipo (presentazione in successione, prima in letteratura poi in musica, di tante figure diverse della quotidianità) mi ricorda da vicino il rapporto tra l’Antologia di Spoon River di Edgard Lee Masters e l'album Non al denaro, non all'amore né al cielo di Fabrizio De Andrè, recentemente rifatto da Morgan...
Quella di Faber è un’opera ispirata alle antologie di Spoon River, che De Andrè ha ripreso in chiave personale creando un’opera stupefacente per musica e testo, così come praticamente tutto ciò che ha fatto. Le mie poesie non traggono ispirazione da un artista o da un’opera precisa come nel suo caso, ma faccio riferimento comunque a De Andrè perché lo considero come un “padre spirituale” (Dei mestieri è dedicato alla sua memoria). Morgan è un grande strumentista e uno dei migliori artisti italiani in circolazione, ma personalmente non sono d’accordo sul fatto che oggi come oggi ogni occasione sia buona per organizzare tributi, ristampe, raccolte, cover e via dicendo come accede sempre più spesso da quando Fabrizio è morto. Ritengo sia più giusto ricordarlo per come è stato e continuare ad ascoltarlo o leggerlo. Chissà se lui sarebbe d’accordo.
Futuro dei Frazione Fabbrica…
Coi Frazione Fabbrica continuiamo a suonare e credo che questa avventura possa portare buoni risultati se avremo la costanza e la giusta dose di motivazione e organizzazione. Questo autunno , oltre a diverse date che già ci aspettano, tenteremo di registrare in sala. Carlo (Falconi, chitarrista), Claudio (Bianconi, bassista), Simone (Vannini, batteria) ed io abbiamo comunque interesse a portare avanti le nostre idee e la nostra musica. Spero che la gente sia interessata a seguirle.