INTERVISTA VIA E-MAIL AD ADRIANTO BERTON, VENERDI’ 2 NOVEMBRE 2007
Dal mondo dello sport arrivano in continuazione testimonianze di persone che pur di fronte alle difficoltà della vita non si sono arresi e hanno tagliato traguardi impensabili (Alessandro Zanardi, Lance Armstong)… l’agonismo sportivo da una spinta in più al desiderio di ricominciare a vivere?
Lo sport applicato alla vita è stata per me la chiave di volta per uscire da un momento di depressione potente. Il sano agonismo sportivo ha aiutato campioni come quelli da te citati a trovare nuovi stimoli dopo momenti drammatici vissuti da entrambi. Per me la corsa, sport più vecchio del mondo, più a buon mercato che ci sia, a contatto con l’immensa abbondanza di natura viva che Dio ha creato ti permette di scaricare lo stress e vivere un percorso di benessere
Tu continui a ripetere che la sfortuna non esiste ma solo che tutti veniamo messi alla prova, alcuni più duramente di altri… quanto sono state importanti la fiducia nelle persone che avevi al tuo fianco e la fede in Dio nel non voltare le spalle alle difficoltà del rimettere in carreggiata la tua vita?
La sfortuna non esiste e neanche il caso non esiste. E’ solo Dio che gira in incognito. Come ho citato nel libro l’inverno arriva ogni tanto, l’importante che sia breve. La fiducia nelle persone vicine, partendo da mia moglie, è stata fondamentale. L’alleanza di persone che mi sono state vicine nel raggiungere un grande obiettivo ha dimostrato che la Maratona, pazienza e solitudine, è comunque un gioco di squadra come la nostra vita
Quando hai cominciato a pensare di correre la Maratona di New York (e perché proprio quella), e quindi ad allenarti?
La passione della corsa è una cosa che avevo da bambino prima del mio incidente. A 9 anni facevo i 100 metri velocemente. Poi qualche anno fa il flash: ho sentito parlare di un uomo che aveva corso per tantissimi chilometri coast to coast negli Stati Uniti, respirando sempre in maniera aerobica. Così mi sono imposto la sfida della Maratona più importante del mondo, con un unico obiettivo: lanciare un messaggio di aiuto e positività a tutti coloro (bambini e non) che sono in un momento di difficoltà
Quante volte ti sei sentito dire che forse era più semplice lasciare perdere? E immagino ci possano essere stati momenti particolarmente difficili in cui lo hai pensato anche tu…
Ho sentito tantissime volte di lasciar perdere, ma essendo un bastian contrario mi rafforzavo nell’obiettivo. I momenti difficili sono stati molti nell’ultimo periodo di avvicinamento all’evento, per esempio, l’alimentazione non corretta negli allenamenti da 33 km (quando corri per più di ore), la schiena che andava spesso fuori binario fino a quando non abbiamo provato dei plantari giusti, il ginocchio che spesso pareva rotolare giù. Ma comunque ho avuto la fortuna di avere un grande allenatore, Valter Colbacchini, che mi supportava nei momenti di sconforto
Quali immagini ricorderai per sempre di quelle 6 ore di corsa?
Nel momento più difficile, al 33° km, due occhi grandi di un bambino nel Bronx mi prende per mano e mi incita “GO ADRIANO GO” leggendo il mio nome sulla maglia e uno all’arrivo la felicità di mia moglie. Si era conclusa anche per lei una maratona psicologica cominciata all’alba di quel 6 novembre
Ti rivedremo correre la maratona di New York?
Certamente, New York è una città che ti strega, tanto da dedicargli un libro. Continuo a correre con altri obiettivi. Anche se i capolavori non si ripetono, come dice il mio allenatore